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IL PARADOSSO “DE PRINCIPATIBUS” DI MACHIAVELLI

IL PARADOSSO “DE PRINCIPATIBUS” DI MACHIAVELLI
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IL PARADOSSO “DE PRINCIPATIBUS” DI MACHIAVELLI O LO SMONTAGGIO DELL’IDEOLOGIA DELL’UOMO ONESTO
di Domenico Polidoro

“E li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscono opporsi alla opinione di molti che abbino la maestà dello stato che gli difenda; e nelle azioni di tutti li uomini,e massime de’ principi, dove non è iudizio a chi reclamare, si guarda al fine.”
Machiavelli, “Il Principe”, XVIII,6.

Machiavelli nel XIX capitolo del Principe descrive le azioni di Settimio Severo, mostrando “quanto e’ seppe bene usare la persona del lione e della golpe, le quali nature io dico di sopra essere necessarie imitare a un principe”. Di sopra, cioè nel capitolo precedente, aveva trattato di “Come i principi debbano rispettare i patti”, di come dovrebbe essere, ma che viceversa ai suoi tempi non era. Infatti, osserva Machiavelli, i principi le cui azioni non si sono fondate sulla lealtà, bensì “hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli degli uomini” hanno “fatto gran cose”, ottenendo risultati migliori di chiunque altro. Per un principe “è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo” e, tra le bestie, deve scegliere quelle della “golpe” e del “lione”. L’astuzia della volpe e la forza del leone, dunque, con l’aggiunta di un’istruzione per l’uso: “ma è necessario questa natura saperla bene colorire ed essere gran simulatore e dissimulatore”…

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